L’incontro ha dato vita a un confronto acceso e stimolante, perché il libro ha diviso i lettori.
Una parte del gruppo ha molto apprezzato l’opera, riconoscendone la capacità di riportare al centro la “meraviglia” come atteggiamento filosofico fondamentale e come pratica quotidiana. È stata lodata la dimensione divulgativa del testo, capace di intrecciare filosofia e vita concreta, rendendo accessibili temi complessi.
Altri partecipanti, pur riconoscendo la presenza di spunti interessanti, hanno trovato il libro a tratti superficiale. In particolare, sono state criticate le numerose citazioni, talvolta percepite come poco approfondite, e la scelta di inserire messaggi e commenti a margine del testo al posto delle tradizionali note: per alcuni una soluzione originale e coerente con il progetto del libro, per altri un elemento che frammenta e appesantisce la lettura.
Sono stati invece molto apprezzati i racconti basati su esperienze reali, come il gruppo di “cimiterologia” condotto da Colamedici e quello di lettura silenziosa guidato da Gancitano, considerati esempi concreti di filosofia vissuta e praticata. Questi passaggi sono stati percepiti come i più autentici e coinvolgenti.
Il libro, al di là dei giudizi divergenti, ha comunque avuto il merito di generare una discussione ricca e trasversale su molti aspetti della vita: il rapporto con la morte, con il proprio corpo e con il tempo, fino a temi più ampi come il femminismo e la politica. La conversazione si è così allargata oltre le pagine del testo, toccando esperienze personali e visioni del mondo differenti.
L’incontro si è concluso senza una posizione unanime, ma con la consapevolezza che proprio il confronto tra opinioni diverse è uno degli elementi più vitali del nostro gruppo di lettura: un esercizio di pensiero critico che, in fondo, è già una forma di meraviglia.



