
Dopo una vita lunga, accanto a una famiglia che lo ha sempre riempito d’amore e di crocchette, Fūta è arrivato nell’aldilà. Ma, per quanto il paradiso dei gatti sia un luogo idilliaco, a Fūta manca terribilmente Michiru, la sua umana. Per sua fortuna, tra i loro mondi esiste un punto di contatto: il Café Pont. Proprio come un ponte situato al confine tra il regno dei vivi e quello dei morti, questo locale accogliente offre un servizio speciale a tutti gli avventori che desiderino riconnettersi con una persona che hanno perso, per trasmettere le parole che non hanno avuto il tempo di pronunciare, per chiedere consiglio o perdono, o semplicemente per sentirsi vicini. Basta scrivere il nome del defunto su una cartolina e consegnarla a Nijiko, la proprietaria. Ci penserà lei, poi, a selezionare il gatto giusto. Solo i gatti, infatti, hanno il potere di fare da messaggeri. E, se Fūta riuscirà a portare a termine cinque incarichi senza errori, c’è un dono speciale in serbo per lui: un incontro con Michiru. Non gli resta quindi che mettersi in gioco per ottenere la sua coccola preferita…
Cosa accadrebbe se gli animali potessero finalmente raccontare la propria storia? Gli umani sono scomparsi. Il disegnatore e la romanziera si alleano per realizzare un racconto in parole e immagini allo stesso tempo arguto e fantasioso. Un bestiario letterario, capace di fare filosofia con umorismo felino. Un giorno tutti gli esseri umani scompaiono dalla superficie del globo. Gli animali si riuniscono per scrivere la propria storia, affrontando dibattiti filosofici per capire quale posto assegnare al retaggio umano e come ripensare il proprio posto in un mondo liberato dall’antropocentrismo.


Will un ebreo non l’ha mai visto, in Inghilterra sono spauracchi per bambini, avvelenatori di pozzi cristiani, nasi mostruosi e barboni rossi, ma quando si è trovato a conoscere Shylock e Tubal del Ghetto di Venezia, li ha trovati umani in tutto e per tutto, persino simpatici, almeno uno di loro. Certo, il fatto che abbiano iniziato a blaterare di «una libbra di carne» poco prima che Antonio giacesse a terra privo del cuore non aiuta molto a fargli cambiare idea. Se fino a oggi ci siamo domandati da dove nascesse la storia di Shylock, del prestito a Bassanio, del pagamento della libbra di carne richiesta ad Antonio – in caso di mancata restituzione –, se insomma, com’è ovvio e lecito da secoli, non sapevamo come, dove e quando Shakespeare abbia scritto Il mercante di Venezia, be’, oggi possiamo conoscere tutto, perché Andrea Pennacchi ci porta con Will e la sua banda di compari, come aveva già fatto con Giulietta e Romeo in “Se la rosa non avesse il suo nome”, alle radici della letteratura, della fantasia e del thriller di William Shakespeare. Perché Pennacchi non racconta solo con la testa, ma con tutto il corpo: proprio come il Bardo, è drammaturgo e attore.
“Partenze” è la storia di due amori, quello fra il giovane Stephen e la giovane Jean e quello fra il vecchio Stephen e la vecchia Jean. È la storia dell’anziano jack russell Jimmy, deliziosamente ignaro della propria caninità. Ed è la storia di uno scrittore di nome Julian, alle prese con gli scherzi della memoria, le fallacie del corpo, e quella speciale partenza a cui non segue alcun arrivo. I AM: Io Sono, naturalmente. Ma anche l’acronimo di Involuntary Autobiographical Memory, quella memoria autobiografica involontaria che, a partire da uno stimolo sensoriale (per intendersi, il sapore della madeleine intinta nel tè, nel caso di Proust), rievoca un preciso evento del passato. Illuminante corrispondenza o mero gioco linguistico? Se è vero che «la memoria coincide con l’identità e viceversa», sembrerebbe valere la prima ipotesi. D’altra parte, un ricordo non mediato dalla volontà, e dunque dalle molte narrazioni e autonarrazioni che se ne fanno, è davvero tale? E, in definitiva, vale la pena di essere ricordato? Prendiamo il caso di Stephen e Jean – alto, allampanato, gentile studente di filosofia lui, attraente, caustica, benestante studentessa di letteratura russa lei. Julian li conosce all’Università di Oxford negli anni Sessanta, quell’epoca di libertà sessuale tanto decantata ma raramente sperimentata, e, un po’ terzo incomodo un po’ mezzano, li fa incontrare e innamorare. Poi la vita fa il suo corso e quarant’anni dopo Julian non resiste alla tentazione di rifarsi Cupido, «scrivendo» un nuovo capitolo della loro unione. Nel raccontare le loro storie d’amore, la prima come la seconda, lo scrittore-demiurgo fa affidamento sulla memoria e gli appunti personali. È lecito domandarsi quale grado di verità tali supporti garantiscano alla narrazione. Anche quando deve fare i conti con la propria caducità, quando una diagnosi infausta stravolge le categorie grammaticali trasformando i suoi tempi verbali da futuro in passato, è il Julian scrittore a prendere il sopravvento. «È stato tutto molto interessante» è il suo commento, a proposito di bagni di realtà brutali, pratiche mediche invasive, e dell’invidiabile condizione del cane di Jean e Stephen, Jimmy, a differenza di lui ignaro della propria mortalità (nonché del fatto stesso di essere cane).


Nelle aule del tribunale di Firenze si celebra il processo dell’anno. Attilio Bergamini, amministratore delegato della Safe Word, è accusato di bancarotta fraudolenta. La condanna sembra segnare la sua fine, ma la caduta di un uomo potente non avviene mai in silenzio: poco dopo, l’eco di una pistola squarcia la calma del palazzo di giustizia. Quel giorno a sostenere l’accusa c’è Valeria Parri, pubblico ministero divisa tra una professione che la consuma e la fragile salute del figlio appena nato. Con lei ci sono Giulia Gori, giornalista d’inchiesta pronta a tutto, Monica Giusti, commercialista brillante segnata da relazioni tumultuose, ed Erika Martini, poliziotta determinata a far luce sulla sparatoria. Quattro amiche, quattro donne di successo, madri single con vite sentimentali complicate e carriere che non lasciano tregua. In un mondo dominato da uomini influenti, scelgono di non arrendersi e trovano l’una nell’altra il coraggio per svelare inganni, minacce e abusi di potere.
Perry è uno sbandato diventato predicatore religioso. I suoi adepti arrivano da tutto il Paese: per seguirlo hanno lasciato ogni cosa, convinti che l’Apocalisse sia vicina. Anche Jaye è in quella comune con sua madre, una delle discepole più devote. Lei però non ha la stessa fede cieca, tutto le sembra ambiguo e pericoloso. Un giorno, a una fiera locale, incontra Roy, che ha quattordici anni come lei e la tendenza a mettersi nei guai. E soprattutto è il figlio dello sceriffo incaricato dall’Fbi di tenere d’occhio i nuovi arrivati. Roy e Jaye si innamorano con tutta la forza e l’impaccio dell’adolescenza. Ma la tensione tra i fedeli di Perry e le forze dell’ordine non fa che crescere, rischiando di trascinare con sé i due ragazzi e il loro amore.


Allmen è l’archetipo del dandy: ama la letteratura, la cucina raffinata e gli alcolici più pregiati, spende più di quanto possa permettersi e vive oziosamente al di sopra dei propri mezzi. Ma c’è di più: per non rimanere a secco, Allmen si dedica da qualche tempo a furti d’arte, e a cavarlo fuori dai guai c’è sempre il fedele giardiniere guatemalteco Carlos. Una coppia, quella di Johann Friedrich e Carlos, che in questa nuova avventura diventa un trio: a unirsi ai due c’è infatti un’altra vecchia conoscenza del lettore di Suter, il collezionista d’arte Weynfeldt. L’occasione di questa bizzarra collaborazione è un quadro misteriosamente scomparso dalla sua ricca collezione, e quando una libraia specializzata in arte – l’unica, forse, in grado di dire qualcosa sulla scomparsa del dipinto – viene trovata morta, Allmen, Carlos e Weynfeldt si ritrovano coinvolti nel loro primo caso di omicidio. Martin Suter ci regala l’incontro letterario tra i due personaggi più amati della sua produzione letteraria e li mette alla prova con un’indagine complessa. E l’incontro è dei più riusciti.
Estate 1990. Silvia, Elena, Maria e Isabella non sono ragazze normali: non possono uscire, non possono avere amici, non possono parlare con i ragazzi. Vivono sotto la stretta sorveglianza del loro padre violento, ossessionato da desiderio di un figlio maschio. Ma l’estate è appena iniziata e la grande casa colonica dei nonni diventa lo scenario delle vicende famigliari, con nonno Vincenzo sempre in contrasto con il figlio Leonardo; nonna Alberta, algida e severa; zio Edoardo e i gemelli Alessandro e Daniele che vivono in Irlanda; zia Emilia e il piccolo Ernesto. Sono mesi di giochi e scorribande per la campagna, in particolare al laghetto, rifugio e fonte di ispirazione per i racconti di Elena. Silvia e Alessandro, innamorati da mesi, consumano il loro amore impossibile; Elena, attraverso la passione per la scrittura, affronta la rabbia e l’odio per il padre; Maria e Isabella vivono la fine della loro infanzia attraverso le vicende delle sorelle maggiori. In piena estate, nella loro vita entra la bellissima e sfuggente Paulina Degas che, come loro, conduce una vita controllata e solitaria, e diventa intima amica di Silvia. Ma Paulina, che nasconde un terribile segreto, poco a poco rivela un’indole subdola e manipolatrice e si insinua nel rapporto fra le sorelle, carpendone le confidenze. E quando Elena, in una spirale di eventi sempre più drammatici, si converte nella vittima principale della crudeltà paterna, per le sorelle Molinari arriva il momento di scegliere. Ma ogni passo verso la libertà ha un prezzo molto alto.


Una sera Pietro Genovese, Genio per gli amici, tornando a casa trova ad aspettarlo il vecchio amico Pigna e una misteriosa donna di nome Marcella. I due cercano di coinvolgerlo in un enigma che ha il sapore di un giallo inquietante. Il professor Bruno Invernizzi è morto, precipitato da un cavalcavia mentre percorreva un tratto di autostrada. Il verbale della polizia stradale riferisce di un incidente ma Marcella, parente del professore e vecchia fiamma di Pigna, non è convinta e chiede a Genio di aiutarla a scoprire la verità. A complicare la situazione, poco dopo la morte di Invernizzi, sono due suoi alunni, Lucio e Selene, scomparsi nel nulla dopo aver partecipato a un evento misterioso chiamato Oniride – una festa segreta che si tiene due volte l’anno nel borgo artistico di Bussana Vecchia. Esiste una connessione tra la morte del professore e la sparizione dei ragazzi? Mentre Genio si addentra sempre più in una storia di ombre e segreti, sullo sfondo si fa strada anche un’altra verità nascosta, quella del protagonista, sepolta nel passato e mai rivelata a nessuno, fino a ora.
Poiché sospetta che qualcuno lo stia derubando, l’anziano ed eccentrico James Delacorte chiede al bibliotecario Charlie di fare l’inventario della sua collezione di libri rari. Poco dopo, Delacorte viene trovato morto alla sua scrivania, e a Charlie resta il compito di risolvere il suo omicidio. Il primo sospetto ricade sulla famiglia dell’anziano collezionista e l’improvvisato investigatore decide di affidarsi all’aiuto di Diesel, il suo gatto, per cercare ulteriori indizi ed eventuali prove. Il mistero si infittisce in seguito alla scomparsa di una preziosa copia di Tamerlano di Edgar Allan Poe – opera stampata in sole cinquanta copie e ognuna dal valore inestimabile – e alla scoperta di un secondo cadavere. Ora Charlie e Diesel devono affrettarsi a risolvere il caso prima che l’assassino colpisca una terza volta…



