Il testo di Mozzoni – coraggioso, combattivo, indignato, critico ma anche propositivo ed estremamente lucido – ha colpito nel segno soprattutto perché è una delle prime testimonianze di attivismo per la parità dei diritti pronunciato durante una seduta del giovanissimo parlamento italiano e, inoltre, perché si rivolge alla sinistra storica, in teoria la parte politica che avrebbe dovuto, per la propria natura ideologica, fare una riflessione sul suffragio universale.
Al saggio di Wollstonecraft abbiamo attribuito le stesse caratteristiche che nascono in particolare da un sentimento diffuso di base che lo esalta per l’estrema contemporaneità dei contenuti, il fine acume, la perspicacia e la combattività mai fine a se stessa. L’intellettuale inglese ci presenta sin dalle prime pagine una chiara visione di quelli che sono i limiti della condizione femminile e quali invece le auspicabili prospettive. Lo sfondo cronico è quello della indispensabile necessità di pensare, organizzare ed istituzionalizzare l’educazione anche per le bambine, le ragazze e le donne, per la stragrande maggioranza escluse dalla scolarizzazione di qualsiasi livello e relegate ad essere oggetto inanimato, trofeo, schiava della controparte maschile al potere. Senza educazione non si ha sviluppo dell’intelletto e senza intelletto – qui il paragone con soldati e schiavi – avremo la metà della popolazione inebetita, inconsapevole, incatenata a dinamiche che la spingono a gran forza verso attività che la sviliscono e la costringono a concentrarsi esclusivamente sul proprio aspetto estetico e sulla propria capacità di cura, dinamiche utili al loro unico fine, il matrimonio. Con uno stile fluido anche se fuori dal tempo – come inevitabilmente una parte dei contenuti d’altronde -, Wollstonecraft ci presenta uno dei primissimi esempi di lucida analisi dei danni che il patriarcato provoca nella società tutta, ribadendo più volte concetti che oggi sono molto chiari, purtroppo spesso solo in teoria, sfatando il mito che la condizione della donna derivi dalla propria natura. Scritto con caratteristiche del saggio di stampo illuminista, talvolta l’opera però presenta passaggi in cui emerge l’attivismo emozionato ed emozionante e il carattere appassionato che critica i suoi contemporanei e tenta di aprire uno spiraglio verso una stagione di giustizia sociale con al centro la parità, l’emancipazione e l’autodeterminazione femminile. Infine, si è sottolineata la condizione contemporanea ancora molto limitata e frammentaria in quanto molte problematicità sono risolte solo sulla carta e permangono, spesso senza consapevolezza, nella quotidianità e non vengono affrontate – altroché risolte – dalla classe politica che sembra invece adottare il passo del gambero. Legato al discorso sull’educazione, si è rivelata la drammatica necessità di introdurre l’insegnamento della sessuo-affettività sin dai primissimi anni, in modo da sensibilizzare e rendere i tabù sociali, civili, politici e religiosi finalmente parte del discorso critico e proattivo.