Archileggiamo | Fili di Storie
Recensione
TRAMA
Il romanzo è il racconto di Tony Webster, che raggiunta la maturità ripercorre il percorso a scuola fatto con alcuni suoi compagni e la relazione con la sua ex fidanzata Veronica. Un lascito testamentario particolare riaprirà il flusso dei ricordi e il passato tornerà nella vita del protagonista aprendo tanti interrogativi.
RECENSIONE DEL GRUPPO:

La lettura de Il senso di una fine di Julian Barnes ha suscitato nel nostro gruppo reazioni contrastanti, prevalentemente negative. Diverse persone hanno faticato a portare a termine il romanzo, trovando difficile entrare in empatia con il protagonista, Tony Webster, percepito da alcune come anaffettivo. Tuttavia, più che incapace di provare sentimenti, Tony è apparso molto concentrato su se stesso, incapace di mettersi davvero in gioco nelle relazioni, come si può dedurre dalla frase emblematica che rivolge all’ex fidanzata Veronica durante una discussione: «Direi piuttosto che sono un tipo… pacifico», rivelando la tendenza a evitare il conflitto e ad assumersi responsabilità.

Il tema centrale del romanzo è senza dubbio la memoria, filo conduttore che attraversa tutta la narrazione, a partire dalla struttura del libro, apprezzata dalla maggior parte del gruppo. Infatti, il libro ha una prima parte in cui il protagonista, nonché voce narrante, racconta i suoi ricordi adolescenziali legati al suo gruppo di amici e alla sua relazione passata con Veronica; nella seconda parte gli stessi ricordi vengono messi in discussione, ridimensionati e riletti in virtù della maturità raggiunta da Tony. L’esempio più significativo è la lettera che Tony invia ad Adrienne: scritta con apparente leggerezza e impulsività, assume in seguito un peso completamente diverso, rivelando conseguenze che il protagonista, allora giovane, non aveva minimamente previsto. Il gruppo in questo contesto ha evidenziato come spesso in gioventù non si ha piena coscienza di quanto le nostre azioni o le nostre parole possano avere conseguenze più grandi di quanto possiamo credere.

Lo stile di scrittura è piaciuto ad alcune partecipanti, mentre per altre è risultato faticoso, a detta di alcune tra le cause di abbandono del libro. Nella parte finale, il romanzo acquista una tensione crescente che spinge il lettore a proseguire, desideroso di comprendere la verità nascosta dietro i ricordi del protagonista.

Tra i temi affrontati emerge anche quello del suicidio, presentato quasi come una questione filosofica più che psicologica. Alcuni lettori hanno avuto l’impressione che nel romanzo venga rappresentato come esito inevitabile della vergogna, senza che vengano esplorate realmente possibili alternative. È uno degli aspetti che ha lasciato maggiore perplessità e che ha alimentato il dibattito.

Un’altra osservazione condivisa riguarda l’atmosfera del libro: sotto la superficie ordinaria della vicenda si avverte costantemente qualcosa di torbido, cinico, quasi “marcio”. Il passato ritorna sempre, costringendo i personaggi a confrontarsi con ciò che credevano ormai archiviato e dimostrando come il tempo non cancelli davvero le conseguenze delle proprie azioni.

Non sono mancate anche alcune critiche alla prospettiva narrativa, giudicata da diverse lettrici eccessivamente maschile. Tony appare come un uomo anziano che ha lasciato che la vita gli scorresse addosso passivamente, arrivando solo tardi a riconoscere il proprio ruolo negli eventi. Questa consapevolezza finale è certamente interessante, ma non basta per tutti a rendere il personaggio davvero coinvolgente. Inoltre, alcuni dilemmi rimangono volutamente irrisolti e diversi personaggi sono sembrati poco maturi nelle loro scelte e nei loro comportamenti.

Nel complesso, Il senso di una fine è un romanzo che divide, più che per la trama, colpisce per la riflessione sulla fallibilità della memoria, sulla responsabilità personale e sul modo in cui il passato continua a modellare il presente. Per alcuni queste tematiche sono riuscite a compensare una narrazione distante; per altri, invece, la difficoltà di empatizzare con il protagonista e uno stile percepito come freddo hanno reso la lettura poco coinvolgente. È un libro che lascia aperte molte domande e che, proprio per questo, si presta a un confronto ricco di interpretazioni, ricordando per certi aspetti l’atmosfera de L’attimo fuggente, pur con toni decisamente più cupi e disillusi.

Biblioteca Archimede utilizza i cookie allo scopo di poter configurare al meglio il sito web e per darti una migliore esperienza di navigazione. Alcuni cookie sono necessari per far funzionare correttamente il nostro sito e non possono essere disattivati, altri sono opzionali.

Le tue preferenze sono importanti per noi!
Cliccando su "Accetta tutti" ci autorizzi all’utilizzo di tutti i cookie.
Puoi, invece, disattivare i cookie opzionali cliccando su "Continua senza accettare".
Per impostare le tue preferenze clicca su "Le mie Preferenze"; potrai comunque modificare le tue scelte in qualunque momento con l’icona in basso a sinistra della schermata.

Se vuoi saperne di più sulle nostre informative consulta la PrivacyCookie Policy

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Biblioteca Archimede utilizza i cookie allo scopo di poter configurare al meglio il sito web e per darti una migliore esperienza di navigazione. Alcuni cookie sono necessari per far funzionare correttamente il nostro sito e non possono essere disattivati, altri sono opzionali.

Le tue preferenze sono importanti per noi! Cliccando su "Accetta tutti" ci autorizzi all’utilizzo di tutti i cookie. Puoi, invece, disattivare i cookie opzionali cliccando su "Continua senza accettare". Per impostare le tue preferenze clicca su "Le mie Preferenze"; potrai comunque modificare le tue scelte in qualunque momento con l’icona in basso a sinistra della schermata.

Se vuoi saperne di più sulle nostre informative consulta la PrivacyCookie Policy


Cookie di Misurazione

Continua senza accettare
Accetta tutti i Servizi
Open Privacy settings