Archileggiamo | La linea d’ombra
Recensione
Il gruppo ha descritto l’esperienza di lettura scorrevole e nel complesso stimolante. Abbiamo definito questa forma di narrazione “a matrioska” sia per ciò che riguarda lo sviluppo della storia e delle storie che in essa sono contenute, sia per la complessa riflessione sul tempo e la memoria che la scrittrice ha voluto mettere in campo. Siri Hustvedt è un’intellettuale poliedrica, un’inesauribile curiosità trabocca dalle pagine del romanzo: la sensazione è che la mente dell’autrice sia una densa rete di conoscenze che faticano a restare contenute in una narrazione lineare. La sua esperienza nel campo delle neuroscienze emerge nelle acute domande che interrogano la nostra percezione e definizione di memoria “la verità di un’esperienza vissuta è nel ricordo che conserviamo o nella versione che scegliamo di raccontare? (…) Ricordare è cambiare”. Anche la demenza della madre dell’autrice concorre alla riflessione, esperienza e narrazione si fondono, il ritmo sostenuto e gli strati delle storie si posano l’uno sull’altro dando al lettore un leggero senso di smarrimento, fino a metà del romanzo dove un evento occuperà un intero capitolo con il diario di Siri, attraverso un racconto potente che ha preso forma lentamente e di cui sentiremo l’eco fino alla fine del libro. Il personaggio dell’inquietante vicina di casa di Siri, Lucy Brite, ha suscitato emozioni contrastanti nel gruppo, tra la noia e la curiosità, pur avendo un’interessante svolta narrativa a metà percorso.

Infine, abbiamo messo in luce una delle fonti che accreditano alla baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven la famosa Fontana di Duchamp, che sarebbe pertanto colpevole di aver rubato l’idea ad un’artista donna. Siri Hustvedt prova a dare spazio alla baronessa, in un gesto di sorellanza e giustizia, attraverso l’immaginazione e inserendo questo furto nel doloroso filo delle violenze e cancellazioni nella storia delle donne.

Vale sicuramente la pena riportare uno dei passaggi dove l’autrice parla di biblioteche, scenografie della vita di questa autrice, che sarà ospitata nella cornice del Festivaletteratura di Mantova a settembre di cui abbiamo parlato anche durante il nostro appuntamento con grande entusiasmo.
Quando volevo che la città si fermasse, salivo la gradinata fra i leoni di pietra, varcavo le porte della biblioteca pubblica di New York e mi dirigevo velocemente nella sfarzosa sala di lettura, degna di re, e mi accomodavo in uno dei lunghi tavoli di legno sotto il vasto soffitto a volta con un lampadario che mi pendeva alto sulla testa, e chiedevo un libro e mentre dalle grandi finestre cadeva su di me la silenziosa luce solare leggevo per ore ed ore e mi sentivo diventare un essere di pure potenzialità, il corpo trasformato in uno spazio magico capace di espansione infinita (…)”

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