Il primo approccio al testo è risultato ostico, ai limiti dell’incomprensibilità e della insormontabile difficoltà di rivelarne senso e significati. Gli stimoli, le tematiche, gli aforismi e le riflessioni sono tante, diverse e spesso contradditorie, in una sorta di flusso di coscienza – esistenziale ed artistico – labirintico sia per contenuti che per forma. Sogni, desideri, ricordi, tensioni e creazioni si mescolano senza fornire punti di riferimento sicuri e senza per forza tendere ad un obiettivo chiaro e preciso. Una volta ambientati in questo turbinio di sensazioni, parole, frasi e sintagmi, l’esperienza di lettura può abbandonarsi al ritmo ed al flusso delle immagini emozionali e letterarie e dei neologismi, senza sentirsi sotto pressione nel trovarne necessariamente un senso ed un significato. Anche chi non ha amato il volume infatti ne ha rilevato la potenza immaginifica e retorica, segnandosi qua e là alcune frasi, alcune massime, alcune sentenze oppure alcune riflessioni che colpiscono chi legge per ricercatezza e profondità di pensiero e per la sorpresa che se ne ricava incontrandole senza spesso preavviso. Il tutto si staglia sullo sfondo del grande tema della morte: Lispector infatti scopre in quegli anni di essere gravemente malata e il testo risente di questa tensione – potremmo anche definirla “trance” oppure “dormiveglia” – a sottolineare una volta per tutte le tematiche, le scelte stilistiche ed artistiche che hanno accompagnato la sua scrittura e la sua esperienza di letterata e scrittrice.
“Allora sì che parlerei dei problemi della scrittura. Del vortice che è entrare nello stato creativo. Sento di avere una triplice stella.
Io, l’autore di questo libro, sono in preda a mille demoni che scrivono dentro di me. Questa necessità di fluire, ah, mai, mai smetterà di fluire. Se la fonte che si trova in ognuno di noi si prosciugasse, sarebbe una cosa orribile. Essa è fonte di misteri, misteri nascosti, e se si arresta significa che è giunta la morte. Io ci provo in questo libro un po’ folle, un po’ cialtrone, un po’ che balla nudo per strada, un po’ pagliaccio, un po’ buffone alla corte del re. Io, il re del sonno, so soltanto dormire e mangiare, non ho imparato nient’altro. Quanto al resto, ladies and gentlemen, taccio. Non racconterò qual è il segreto della vita solo perché non l’ho ancora imparato. Ma un giorno sarò io il segreto della vita. Ognuno di noi è il segreto della vita, e uno è l’altro e l’altro è uno.”