Una dinamica certa di questo appuntamento è di sicuro il giudizio unanime che accomuna pressoché tutte le esperienze di lettura: il romanzo non è piaciuto, anzi è stato avvertito come respingente, inutile, incomprensibile e senza senso alcuno. Il ritmo è lento, noioso, con periodi ed immagini letterarie ripetute cronicamente e con una sintassi arzigogolata, labirintica che accompagna una storia-non storia con non appoggia alla fine su nessuna vera e propria trama come detto e che non permette di concentrarsi sulla lettura dalla quale appunto è facile distrarsi e non essere per nulla catturate/i. Ne scaturisce una generale angoscia, una sensazione latente di malattia mentale, un’ossessione fine a se stessa che si ripete all’infinito in un flusso di coscienza incomprensibile e di difficile lettura. Questa incomprensibilità però può anche essere motivo di curiosità, di slancio nel cercare di conoscere qualcosa di nuovo, di certo sperimentale e lontano dalle abitudini generali di lettura anche a causa della lontananza temporale, culturale e nell’assenza di queste avanguardie letterarie dal nostro panorama scolastico e intellettuale. Da qui abbiamo cercato di venire a contatto con alcuni stilemi e convenzioni sperimentali di Lange, molto vicini alla corrente letteraria, spagnola prima e sudamericana poi, dell’ultraismo, il cui esponente più conosciuto è di sicuro Jorge Luis Borges. Senza entrare troppo nei pedanti dettagli, è interessante, al di là dei propri gusti personali, riflettere su alcune prerogative stilistiche di questo movimento, che forse ci possono stimolare a leggere l’opera di Lange con altre lenti e con altre prospettive. Si può dunque fare riferimento all’idea di totale decontestualizzazione di tempo, luogo e spazio – pochissime caratterizzazioni e assenza di punti fermi dei personaggi, degli ambienti e dell’arco della giornata e della stagione – utilizzo costante della metafore – assenza di similitudini e di spiegazioni di immagini, sensazioni ed emozioni – concentrazione totale sulla psicologia dei personaggi – spesso oltre i limiti della psicosi – riflessione, spesso non così palese, ma distorta, della condizione femminile – limiti spaziali, intellettuali, economici, di potere, di libertà di movimento, pensiero ed espressione – tendenza a moltiplicare all’infinito gli sguardi, anche attraverso gli oggetti di cui i più ricorrenti sono lo specchio e le fonti di luce, fino al loro totale svuotamento di significato in un infinito loop che ci fa perdere le coordinate spaziali e temporali. Anche questa dinamica di uscire dalla propria bolla di gusto letterario e di esperienza di lettura è uno dei punti di forza di far parte di un gruppo di lettura, ogni tanto scoprire qualcosa di nuovo ed inaspettato e molto lontano dalle proprie inclinazioni, un qualcosa che comunque stimola il confronto, la discussione e il sentirsi parte di una comunità che legge e resiste all’omologazione.



