Archileggiamo | Fili di Storie
Recensione
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano racconta una storia semplice solo in apparenza. Momo è un ragazzo solo, cresciuto in una Parigi che resta sullo sfondo, senza contorni netti. Il padre è distante, la madre assente, e la sua educazione avviene per mancanza più che per presenza. L’incontro con Monsieur Ibrahim, droghiere anziano e silenzioso, non ha nulla di spettacolare: nasce da abitudini quotidiane, da scambi minimi, da una fiducia che si costruisce senza dichiararsi. Eppure è proprio questo incontro a cambiare la traiettoria della vita di Momo. Dopo la morte del padre, il legame tra i due diventa definitivo e il viaggio che intraprendono insieme assume il valore di un passaggio, più interiore che geografico, verso un modo diverso di stare al mondo.

Nel confronto tra le lettrici, una delle questioni più discusse è stata la scarsità di descrizioni. Alcune avrebbero voluto più dettagli, più immagini a cui aggrapparsi; altre hanno invece apprezzato questa scelta, riconoscendola come profondamente coerente con il senso del libro. Schmitt sembra rinunciare volutamente alla descrizione per non fissare nulla: né i luoghi, né i personaggi, né i significati.

Parigi e l’Oriente non sono spazi da vedere, ma da attraversare.

La scrittura, essenziale e quasi trasparente, non chiede di essere contemplata, ma abitata.

Questa sottrazione formale comunica qualcosa di preciso. Il romanzo non parla di spiritualità come sistema di credenze, ma come atteggiamento: uno sguardo capace di accogliere senza possedere. Monsieur Ibrahim non spiega il Corano, lo incarna. I “fiori” del titolo non sono oggetti né metafore ornate, ma gesti, pause, sorrisi, una calma che si trasmette senza essere insegnata. Anche il rapporto educativo tra Ibrahim e Momo segue questa logica: non c’è correzione, non c’è salvezza, solo una presenza che accompagna e poi lascia andare.

Alla fine resta l’impressione di un libro che lavora in profondità proprio perché dice poco. La mancanza di descrizioni non è una povertà, ma una forma di fiducia nel lettore e nella sua esperienza. Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano sembra suggerire che le cose essenziali — la crescita, la relazione, la felicità — non si lasciano definire nei dettagli, ma si riconoscono nel modo in cui continuano a risuonare dopo che la storia è finita

Un racconto veramente accattivante da leggere in un fiato!

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