Lacci è un romanzo che colpisce! Il gruppo lo conferma : sia per la sua capacità di far emergere la complessità dei rapporti familiari attraverso una struttura narrativa frammentata e plurale sia per l’immedesimazione e i pensieri che (inevitabilmente!) suscita.
La vicenda della separazione tra Aldo e Vanda non viene raccontata in modo lineare, ma attraverso una serie di punti di vista e ricordi che si alternano e si completano: prima la voce di Vanda, che esplode in lettere cariche di rabbia e disperazione; poi la voce di Aldo, più distaccata, quasi giustificatoria; infine quella dei figli adulti che rivelano quanto la frattura dei genitori abbia inciso sulla loro identità.
Questa molteplicità di prospettive non solo arricchisce la narrazione, ma mette in scena la natura sfuggente della verità emotiva.
Ogni personaggio racconta la propria versione e il lettore è chiamato a ricomporre un mosaico di sentimenti contraddittori.
Dal punto di vista stilistico, Starnone adotta una scrittura asciutta ed essenziale. Le descrizioni sono ridotte all’osso, ma proprio per questo risultano incisive: un gesto, un oggetto fuori posto, una stanza in disordine diventano segnali di tensioni profonde, quasi simboli dei legami che si allentano o si spezzano. L’autore lavora molto sul non detto, sulle pause, sulle omissioni, lasciando che siano le parole trattenute a parlare più di quelle esplicitate.
Anche la struttura del romanzo, breve ma densissima, contribuisce a creare un ritmo serrato, che rispecchia la condizione dei personaggi intrappolati nei “lacci”.
Un titolo superbo!
I lacci non sono solo quelli del matrimonio. Sono i lacci dell’identità. Ogni personaggio è legato a un ruolo che non ha scelto del tutto: marito, moglie, figlio, traditore, abbandonata, adulto responsabile, egoista, adultero, madre, splendida e colorata diciannovenne…
E quando uno tira troppo forte, gli altri si ritrovano strattonati senza preavviso.
Il romanzo mostra quanto sia difficile liberarsi da ciò che gli altri si aspettano da noi. E quanto sia ancora più difficile ammettere che, in fondo, non vogliamo davvero liberarci.
La cosa più originale di Lacci è che non offre un punto di vista “giusto”. Nessuno è innocente, nessuno è colpevole. È un libro che ti costringe a guardare le crepe nelle relazioni senza offrirti stucco per riempirle. E questo, paradossalmente, lo rende liberatorio: non c’è morale, solo umanità. Anche quando, leggendo, certe cose non le avresti fatte e non le avresti pensate!
Finale molto bello! Quasi rivoluzionario. I due figli adulti ribaltano, nel vero senso della parola, tutto! oggetti, anni, lettere e vocabolario, affetti e gatto Labes, bugie, segreti, silenzi e Vita.
Consigliatissimo 🙂



