Abbiamo scelto questo libro per chiudere il nostro percorso su Gaza e sul conflitto israelo-palestinese. Dopo mesi di cronache, analisi storiche e testimonianze sul presente, sentivamo il bisogno di fermarci su una domanda più profonda: come è possibile che esseri umani partecipino a crimini di massa?
La lettura non è stata facile, e diversi partecipanti hanno ammesso di essersi persi più di una volta tra le pieghe del processo, tra nomi, date e la burocrazia del Terzo Reich. Eppure alla fine nessuno si è detto deluso. Anzi.
La discussione è stata lunga e vivace. Il concetto di un male “banale”, perpetrato non da mostri ma da burocrati incapaci di pensiero morale autonomo, ha colpito tutti in modo diverso. Abbiamo ragionato su Eichmann, sulla responsabilità individuale, su fino a che punto “stavo solo seguendo gli ordini” possa essere una risposta accettabile.
Da qui il passo verso il presente è stato quasi inevitabile. Senza voler tracciare paragoni storici semplicistici, il gruppo ha riflettuto su come certi meccanismi, la disumanizzazione del nemico, la delega morale alla gerarchia, l’indifferenza burocratica, sembrino ricorrere, in forme diverse, anche nei conflitti contemporanei.
Un contributo particolarmente prezioso è arrivato da uno dei nostri partecipanti, studente di filosofia, che quest’anno ha tenuto un laboratorio su questi temi in un liceo. Il suo racconto ha aggiunto una dimensione concreta e generazionale alla nostra discussione, e ci ha fatto riflettere su quanto sia ancora urgente e difficile educare al pensiero critico.
Usciamo da questo percorso con più domande di quante ne avessimo all’inizio. Forse è questo il segno che abbiamo letto il libro giusto.