Archileggiamo | La linea d’ombra
Recensione
Sicuramente il romanzo è stato inizialmente percepito come un po’ straniante e/o respingente per alcuni lettori sia dal punto di vista dello stile (con tante maiuscole, usate per personificare animali e concetti astratti che hanno infastidito la lettura inizialmente) sia per le scene iniziali che tendevano al grottesco. La protagonista dai tratti eccentrici, nonostante tutto, ha incontrato la simpatia e l’empatia di noi lettori che non siamo riusciti a condannarla in toto o meglio abbiamo diviso le responsabilità dei suoi gesti tra lei e un sistema spesso ingiusto, che continua a emarginare i reietti, perpetrando dinamiche di potere che avvantaggiano solo pochi, che sembrano al di sopra di qualunque giustizia.
Un romanzo che si mostra molto umano e molto sfaccettato con i tanti temi che porta nella narrazione e che abbiamo sviscerato così:
  • la contrapposizione tra la vita degli animali e la vita umana: sono subalterne? cosa è più importante? è possibile stabilirlo? chi garantisce i diritti degli animali? Interrogativi a cui non possiamo rispondere del tutto, ma per i quali la protagonista del libro ci spinge a riflettere, anche se lei ha un’idea ben chiara a riguardo, valutando la vita degli animali al pari di quella umana e lottando per tutelarla.
  • William Blake: interessante come è stato inserito il poeta all’interno della narrazione: nelle epigrafi, citato dai personaggi come la protagonista (che lo citerà più volte, fino alla citazione che darà il nome al romanzo “guida il tuo carro sulle ossa dei morti”) e l’amico Dyzio, che ne è uno studioso e traduttore. Molti non conoscevano questo poeta ed è stata occasione per scoprirne qualcosa di più, oltre che il collegamento con la scrittrice, che infatti in un’intervista raccontava fosse il poeta della ribellione per la sua generazione da giovane.
  • Il tema della giustizia: non sempre conforme alla legalità –> la protagonista fa notare questa discrepanza tra giustizia-legalità e che spesso le dinamiche di potere deviano o reinterpretano il corso della giustizia. Janina con il suo modo cerca di spingere chi deve occuparsi delle cose ad assumersi le proprie responsabilità. Troviamo così una contrapposizione tra la polizia che in qualche modo dovrebbe rappresentare la parte razionale e i reietti come Janina e i suoi amici (Dyzio, Buona Novella, Bietolone) che sono invisibili, spesso voci inascoltate, che sono lasciati a loro stessi.
  • L’oroscopo: rappresenta un grande tema in questo libro, perché la protagonista cerca di dare ordine al mondo grazie a questo strumento. Per alcuni è stato visto come un modo di pensare al mondo in maniera pre-scientifica, per cercare di andare a fondo e trovare una giustificazione e un’unità laddove non c’è. Altri lo hanno interpretato come un modo per volare basso, nascondere le grandi capacità di pensare della protagonista e far rimanere le persone sulla superficie. Per alcuni è stato un elemento che ha tediato la lettura, troppo impattante nella lettura con descrizioni noiose; per altri un elemento funzionale e a suo modo poetico.
  • paesaggio/natura/agenti atmosferici: molto presente nelle descrizioni, spesso personificata (sia con uso delle maiuscole sia nel modo di parlarne). Le descrizioni atmosferiche scandiscono il tempo e le descrizioni ambientali sono spesso marcate, probabilmente per ristabilirne l’importanza.
  • il tema delle frontiere: sia quella fisica tra Polonia (dove è ambientato il romanzo) e Repubblica Ceca (che sembra dagli occhi di chi la guarda un posto migliore) sia quelle umane (quando si oltrepassa la frontiera della legalità, della giustizia, del diritto? è giusto oltrepassare quelle frontiere?)
  • censura“: Janina sarà licenziata in quanto insegnante per le sue idee e verrà allontanata non appena si mostrerà una voce fuori dal coro.
  • femminismo e denuncia: contro il sistema che non vede oltre (Janina viene sempre trattata come una povera matta), lei stessa dice di essere vista come “una vecchia”, anzi “una vecchia matta” e infatti spesso è derisa fino a diventare invisibile, sottovalutata per la sua forza di ribellione, proprio perché vecchia. Questo aiuta ad allenare e a spostare lo sguardo, perché le discriminazioni hanno reso chi doveva detenere il potere ottuso e cieco, senza capire né osservare bene chi aveva di fronte (che sembra a volte quasi confessare in un certo senso). Janina certamente ventila teorie che possono sembrare folli, ma dietro quelle follie c’è una mente umana che è stata lasciata indietro dalla società ed è rimasta inascoltata. Le denunce sono sia verso le ipocrisie nel tutelare le leggi della caccia, verso il sistema giudiziario, verso l’impianto religioso (soprattutto a scuola, in cui la religione è considerata più importante rispetto a materie come l’inglese insegnato da Janina), verso una società che non agisce.
  • amicizia: altro elemento interessante è stato quello dell’amicizia come ancora di salvezza. Janina ha un gruppo di amici, che si sono riconosciuti proprio nel loro essere emarginati, ma che si offrono il supporto necessario e la comprensione nonostante tutto (ma proprio tutto).
  • paragone con altri libri: ci si chiedeva se la modalità particolare di scrittura adottata in questo romanzo fosse usuale per l’autrice o solo relativa al romanzo in oggetto. Abbiamo notato che sicuramente che l’eccedenza di maiuscole è una peculiarità di Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, ma alcuni elementi si riscontrano anche in altri suoi libri: la parte onirica e di villaggio presente anche in Casa di giorno, casa di notte; la parte più esoterica in Empusium. Non resta che scoprirli tutti!
Per concludere, nonostante le iniziali remore, il libro è piaciuto a tutti e tutte, riuscendo a coinvolgerci e lasciando un’impronta nelle nostre riflessioni e nel nostro modo di pensare.

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