Sono molti e variegati i temi incontrati da Larcenet, molti dei quali rendono fluida e naturale l’immedesimazione di chi legge. Questa dinamica permette di allontanarsi da sguardi voyeuristici e invece ci regala empatia, analisi, estetica, spesso faticose, ma anche molto simpatiche e ironiche, con momenti di demenziali risate: forse una delle sintesi più significative delle due anime di Larcenet, autore impegnato che frequenta tematiche scomode, ma anche autore ironico, satirico che si prende molto in giro e si burla della goffaggine delle altre persone e del mondo. Questa alternanza di registri viene esaltata da un ritmo di scrittura e disegno che non annoia, anzi esalta l’esperienza di lettura che si muove sempre vivace fra illustrazioni stilizzate e caricaturali, paesaggi naturalistici di ampio respiro, restituzioni di fotografie, richiami ai media contemporanei e alla storia dell’arte, fra vignette con pochissimi tratti e quelle invece particolareggiate, fra tenui bianco e neri ed improvvise esplosioni di colore. Di sfondo notiamo la cronica analisi di se stesso fatta dal protagonista, in relazione a i propri dubbi professionali, alla propria malattia mentale e in particolare alla propria disforia emotiva che sottolinea una latente misantropia, ma che spesso nasconde una matura empatia e predisposizione al mettersi in discussione. Come esempio cardine delle difficoltà interpersonali è doveroso riportare soprattutto la relazione col padre: dalla tipica relazione padre-figlio di stampo patriarcale segnata dall’incomunicabilità, si passa alla riflessione sul passato del padre da giovane impegnato nel complesso teatro delle forze armate francesi in Algeria, fino al tema che incide maggiormente nella seconda parte del romanzo, ossia il resoconto degli anni passati dal padre a lavorare ai cantieri navali, ora minacciati da crisi economica, sociale e politica. Larcenet riflette sulla costante difficoltà di compiere delle scelte, siano esse professionali, artistiche, familiari e di impegno civile, sempre consapevole della fragilità umana lacerata – ma anche in qualche modo soddisfatta – dal fare i conti col proprio passato, di affrontare le sfide quotidiane del presente, e di progettare un futuro instabile. Un’opera quindi densa, mai davvero rilassata e leggera, ma sempre in cerca di un equilibrio artistico e di espressione esistenziale complesso, non complicato.